Vai direttamente ai contenuti

Lingua

Lingua

- Cape Horn

OLTRE IL 56°SUD

YUKON

Un viaggio nel nord estremo - Parte I

Adattamento, coraggio, trasformazione

Queste tre parole che descrivono l'essenza del libro Zanna Bianca.
Il desiderio di arrivare nello Yukon nasce molto prima della partenza. Per me affonda nei ricordi d’infanzia, nelle immagini che mi hanno accompagnato per anni: la neve infinita, il silenzio, il nord estremo raccontato da Jack London.
Paesaggi così freddi e lontani da sembrare irreali.

- Cape Horn

Lupi, cercatori d'oro e terre sconosciute

Da bambino, quel mondo era popolato da una figura precisa: il lupo. Un animale che attraversa territori ostili e, nel farlo, incontra valori fondamentali come resistenza, adattamento e lealtà. Valori che si formano solo nel confronto diretto con la natura, dove la neve non è sfondo, ma protagonista assoluta.

A quell’immaginario si è poi aggiunta la storia reale di questi luoghi, come il Klondike e la corsa all’oro. Uomini che, sul finire dell’Ottocento, hanno risalito fiumi ghiacciati e attraversato montagne senza sapere se sarebbero tornati.
Più che cercatori, esploratori.

Il viaggio comincia a Skagway, in Alaska, a pochi chilometri dal confine con il Canada. Arrivare qui in aereo è già un’esperienza particolare.
Skagway è un luogo di passaggio, una soglia. Alla fine dell’Ottocento era uno dei principali porti di approdo dei cercatori d’oro diretti verso il Klondike. Da qui partivano le grandi avventure verso l’interno, spesso senza ritorno.

IL PESO DELLA STORIA

Camminando tra le sue strade è impossibile non sentire il peso della storia. Skagway non è solo una meta: per me rappresenta l’inizio di un movimento verso l’interno, fisico e mentale, lo stesso che aveva spinto i cercatori d’oro a partire da questo punto oltre un secolo prima.

Da qui si attraversa il White Pass. Un valico tra neve e roccia che collega l’Alaska allo Yukon. Durante la corsa all’oro era una delle vie più battute, affrontata a piedi, con slitte e carichi impossibili. Ancora oggi il treno che lo percorre segue quel tracciato storico, attraversando pendii ripidi, ghiacciai e paesaggi che sembrano immutati.

- Cape Horn
- Cape Horn

DOVE NON ESISTONO STRADE

Superato il valico si entra nello Yukon. Si arriva a Whitehorse, capitale del territorio.
Il nome deriva dalle rapide del fiume Yukon, che ricordavano la criniera di un cavallo bianco. Nata come punto di passaggio per chi risaliva il fiume verso il Klondike, Whitehorse segna un momento preciso del viaggio, in cui l’immaginario lascia spazio al confronto diretto con il nord e le sue condizioni.

Da Whitehorse il percorso continua verso Dawson City, ma non seguendo una sola strada.
Una parte del viaggio avviene a bordo di un piccolo aereo rosso, che atterra spesso su laghi ghiacciati.

Volare sopra lo Yukon significa osservare un territorio immenso, quasi disabitato, dove le distanze non si misurano in chilometri ma in ore di silenzio.

NIENTE VA LASCIATO AL CASO

Durante le soste, l’aereo non può essere lasciato scoperto. Le ali devono essere coperte e protette per evitare che il ghiaccio si formi durante le pause di riposo, rendendo impossibile il decollo.

Anche la partenza richiede attenzione e preparazione: il pilota passava più volte sulla pista la sera prima, alzandosi in volo per atterrare poco dopo, sfiorandola lentamente per comprimere la neve.
Un lavoro lungo e faticoso, necessario per non rimanere bloccati il giorno successivo.

- Cape Horn
- Cape Horn

RALLENTARE PER ARRIVARE

L’altra parte del viaggio avviene con i cani da slitta.
Il ritmo cambia. Si rallenta. Il freddo si affronta a tappe. Il movimento è scandito dal respiro degli animali e dal rumore delle lame sulla neve.

In quei momenti, l’immaginario dell’infanzia torna presente: le scene viste da bambino nei racconti e nei film prendono forma reale, non più come avventura romantica, ma come esperienza concreta, fatta di attenzione e misura.

Lungo il percorso, in lontananza, compaiono alci, lupi e piccoli felini selvatici.
Presenze silenziose, sempre vigili, che ricordano quanto questo territorio non sia mai neutro, ma vivo e dominante.

ADATTARSI PER SOPRAVVIVERE

In alcune tratte ci muoviamo con ciaspole realizzate con materiali naturali, come il budello di foca e altre parti animali. Soluzioni tradizionali, pensate per funzionare in queste condizioni estreme, molto diverse dalle ciaspole moderne.
Anche qui, ogni scelta è legata alla necessità di adattarsi al terreno e al freddo, senza compromessi.

In alcuni momenti ci confrontiamo con pratiche necessarie per sopravvivere in questi territori, come pescare direttamente nel ghiaccio.
Un’attività che richiede precisione e rispetto delle condizioni, dove il freddo impone tempi lenti e gesti misurati.

- Cape Horn
  • - Cape Horn
  • - Cape Horn
1 di 2

La vera natura del nord

Il nord si rivela per ciò che è davvero: misura, adattamento, responsabilità.
Ma il viaggio non si ferma qui.
Da Dawson City in poi, cambia natura.

- Cape Horn

Fine della prima parte

- Gilberto Ferrari

Ti è piaciuto questo articolo?

Se hai trovato interessante questo articolo, condividilo con chi vuoi, o commentalo con le tue sensazioni.
E se hai visitato anche tu questi luoghi, arricchisci questo racconto con la tua esperienza.

Iscriviti alla nostra newsletter per non perderti i prossimi capitoli!

YUKON - Un viaggio nel nord estremo - Parte 1

Lascia un commento

Prima di essere pubblicati, i commenti dovranno essere approvati da Cape Horn.

DAI NOSTRI AMBASSADORS

- Cape Horn

Luca Mercalli, i ghiacciai

I ghiacciai ciinsegnano il clima del passato e del futuro 12 Febbraio 2024 – gli ambassador Luca Mercalli - climatologo, glaciologo e divulgatore - è da sempre impegnato nella divulgazione di una sensibilità ambientale scegliendo di v...

STORIE DA TUTTO IL MONDO

Il tuo carrello è vuoto